L'avessi presentato al mio capo il suo commento sarebbe stato "Suo zio ha un grande senso della famiglia!" Come dargli torto, se d'altro canto, nel giro di trent'anni è riuscito a farne e disfarne tre, in maniera del tutto logica e consequenziale.
Sessant'anni malamente dissimulati, fisico asciutto e baffo malandrino, questo l'identikit del principale diffusore del patrimonio genetico familiare nel mondo.
Fosse solo un provolone come tanti nulla da dire, ma lui, al pari di un virus deve necessariamente congiungersi con l'organismo ospite per poi, proficuamente, riprodursi.
Cosí, negli anni, ho imparato che l'estate avrebbe portato con sé nuovi ed inattesi cugini, capaci di materializzarsi tra la cucina ed il soggiorno di casa nel corso del mese di agosto.
La scena era sempre la stessa: prima faceva le corna alla moglie di turno che lo metteva alla porta, poi arrivava in Sardegna con pargoli al seguito e quí, stanti le fattezze streghesche di mia nonna paterna e delle altre zie riparava a casa nostra, sinonimo di famiglia con la F maiuscola.
Non che da un anno all' altro poi ricordassi i nomi dei vari cugini, già che nella mia visione monocorde del mondo facevo molta fatica ad accettare la dipartita della precedente zia, che magari si era già comprata il mio affetto con qualche inatteso regalo.
Per farla breve il mio caro zio si è palesato innanzi a me anche in questo torrido mese di agosto, con tanto di neo cuginetti leghisti. Ebbene sí, due pargoli padani cresciuti a pane (pardon, polenta) e Borghezio, di quelli che già dalla tenera età girano col cappuccio puntuto dei KKK e guardano con malcelato disprezzo qualsiasi cosa provenga da sotto al Po.
Insomma, le mie ultime giornate feriali sono state per cosí dire rallegrate da questo insolito ensemble, con tanto di accesi dibattiti elettorali tra mio padre ed il mio cugino comu e le due piccole camicie verdi. Posto che mio padre ha l'etá mentale e cognitiva di un bambino di sei anni caduto dal seggiolone, di tanto in tanto mi veniva voglia di abbandonare le mie occupazioni, dare un paio di ceffoni a casaccio e mettere l'intera truppa in punizione, magari in ginocchio sui ceci, di rigorosa produzione locale.
Purtroppo peró mio zio era lí ad ingabbiarmi con quelle che io chiamo balle da delirio competitivo. Poveretto, considerata che l'etá media delle donne del paesello sfora abbondantemente gli ottanta c'era anche da capirlo. Quindi, abbandonata ogni velleità di conquista verso nonna Immacolata e zia Addolorata, cercava di convincermi di cose che non stanno ne in cielo ne in terra. Quí di seguito un piccolo estratto delle sue affermazioni ai limiti della fantascienza (e oltre...):
"A quattro anni ho guidato un camion"
"Corro nel campionato italiano rally" (si producono a suffragio di detta ipotesi foto sfuocate)"
"Sono stato in testa per ben due tappe della summenzionata corsa"
"L'assenza di sponsor mi ha privato della meritata vittoria finale"
"Ho fatto la Milano Varese in 22 minuti netti" (una volta forse anche in bici)
"Candolini, quello della grappa prima di esportarla in America mi chiede di assaggiarla"
"Nel mio orto crescevano angurie da 27 kg"
"Da piccolo avevo un cane quasi parlante"
Chi legge capirà come per il sottoscritto alla settima od ottava bordata di questo tipo sia praticamente impossibile non reagire, quantomeno per evitare che la casa crolli sotto il peso di tali stronzate titaniche.
C'è da dire poi, che in tal senso vedono e provvedono i suoi stessi figlioletti, che dall'alto della loro fase preadolescenziale lo ammoniscono rassegnati con un "Dai papà piantala!"
In questo mare magnum di controsensi, poi, vuoi mica perderti l'assemblea di condominio della casa al mare?! Opportuna come il mal di denti al Venerdí sera giunge immancabile ogni estate a funestare i miei ultimi giorni di vacanza.
Ricorda neanche tanto vagamente le assemblee di fantozziana memoria, dove dopo un paio di cordialissime strette di mano i partecipanti cominciavano a a darsele di santa ragione.
Il tutto comincia sempre con nove nuclei familiari che si ritrovano nel giardino condominiale per deliberare su un bilancio perennemente in rosso redatto da un amministratore maldestramente disonesto.
"Venga Avvocato, si sieda vicino a me" mi intima con ghigno ferino la vecchia dell'ultimo piano, aggiungendo poi un "oggi conto su di lei per cantargliene quattro!" A me, naturalmente non ne puó fregar di meno, avendo come unico obiettivo quello di pagare e tornarmene a casa nel minor tempo possibile.
Cosí non è, dato che avendo un amministratore genovese che in gioventú impagliava bestie morte, i vari condomini non si fidano e pretendono la rendicontazione dei singoli centesimi.
Lui, che puzza come un caprone e ha l'occhio destro che manda al diavolo il sinistro, prima svolge nei miei confronti una sperticata captatio benevolentiae e poi, vedendosi ignorato tira fuori dei fogli excel disperaamente imbastiti la sera prima al grido di "carta canta!" cercando, invano, di spiegare come le riparazioni effettuate in casa sua siano magicamente finite sul conto comune o del perchè quattro lampade alogene costino quanto i gioielli della corona inglese.
La vecchia di prima, spalleggiata dalla figlia matta della sua dirimpettaia, inizia allora a chiedergli di produrre le fatture per le riparazioni imputate tra le spese generali, ottenendo in tutta risposta una serie di incomprensibili grugniti che, immancabilmente terminano in una risposta infantile e geniale al tempo stesso "Ma perchè non siete venuti a chiedermele prima queste cose?!" Anche se non lo ammetteró mai, sono intimamente convinto del fatto che una simile risposta lok renda un essere superiore a tutti noi.
I toni, conseguentemente alle reticenze del nostro infido amministratore iniziano a salire, con la vecchia che sopraffatta dalla depressione inizia a piangere e la matta che terminato l'effetto Tavor inizia a insultare l'impagliatore genovese con epiteti irripetibili.
A questo punto della storia, ogni narrazione degna di nota dovrebbe produrre un deus ex machina che sbrighi la matassa, cosa che peraltro accade con una certa regolarità. Sulla divinità di tale soggetto avrei le mie riserve, ma di macchine, da quando lo conosco ne ha cmabiate parecchie. Di nome fa Bachisio ed è un odontotecnico. Se ne da un sacco, quasi fosse il dentista delle star di Hollywood e non al contrario il riparadentiere delle casalinghe di Pinerolo. Lui è l'antimatta, nel senso che in un imbarazzante sardo-piemontese inizia a urlare piú forte di lei e a gesticolare con estrema eloquenza. A spalleggiarlo, alla bisogna, il suo migliore amico, che fa l'agente funebre (...grattatina ai gioielli di famiglia...) ed ha una somiglianza impressionante con il cinghiale del digestivo Brioschi. La matta quasi sempre perde e lí per me sono uccelli per diabetici. Nel senso che inizia l'interrogazione di diritto privato su una non meglio precisata causa da intentare contro il costruttore, che ha fatto progettare gli scarichi da Topo Gigio. Roba che alla mia dirimpettaia escono gli spaghetti dalla doccia e a me... lasciamo perdere! In ogni caso vengo tartassato di domande su problemi che spesso non sono minimamente afferenti al caso in esame, tipo la bis-cugina laterale che vuole separarsi consensualmente o quello che vorrebbe trasferire il domicilio fiscale in Svizzera. Alle brutte, con estrema calma, spiego agli astanti che difficilmente potrei patrocinarla io quella causa, che sarebbe meglio cercare uni del posto, che i costi medi per un atto di citazione relativo a cause di valore superiore al milione di euro è di almeno 8-10 mila euro, comprensivi di diritti ed onorari, senza poi contare che tra l'avvio del procedimento e la sentenza di primo grado potrebbe passare un tempo indefinitamente ricompreso tra i sei ed i dodici anni. Questo tendenzialmente li fa tacere o quantomeno mi fa guadagnare il tempo necessario per rifurgiarmi in casa, al riparo da questa folla inferocita.
Alla fine si paga. Ognuno alla sua maniera. Nel senso che l'odontotecnico ed il beccamorto fanno i crapuloni, lasciandoci sempre cinquanta euro in piú del dovuto e costringendo anche me a malincuore, ad estrare dal portafoglio la solenne banconota cartacea, che da lí a poco l'amministratore mi strapperà non senza difficoltà dalla mano destra. poi c'è tale Anne, una francese panciuta e fiera sposata con uno che ha 57 anni piú di lei e non si decide a morire. Lei è indietro dal 95 coi pagamenti e francamente sono convnto del fatto che regolarizzare la sua posizione debitoria equivalga a ristrutturare il debito della grecia.
Forse ci sarebbe anche qualcosa da raccontare anche suo sottoscritto, che in questo iter narrativo compare solo come miglior attore non protagonista.
Ma cosa ci posso fare se stasera non mi va di stare al centro della scena?!
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lunedì 13 agosto 2012
venerdì 10 agosto 2012
Mareggiare
Il colore dell'acqua ha cambiato decisamente prospettiva a queste latitudini. Finalmente i piedi sono distinguibili anche a parecchi metri dalla riva e quel che resta addosso dopo un bagno ha molto di salino ed assolutamente nulla di untuoso. Pure i ritmi sono lenti e dinoccolati, come lo puó essere un brano di fado portoghese rispetto a un pezzo di musica house. Le persone sono quelle di sempre, che ti abbracciano e ti dicono che a loro lei manca quasi quanto a te e che certe assenze hanno bisogno di troppo tempo per essere metabolizzate nell'arco di una vita soltanto. Mi alzo presto la mattina, giusto per percorrere al rallenty i duecento metri che separano casa mia dal porticciolo ed ossevare il fiume ed il mare che si congiungono, nell'attesa che un pescatore di nome Ugo giunga con le prelibatezze che la sera prima, qualcun altro ha ordinato per me.
L'odore della macchia mediterranea si mischia meravigliosamente alla salsedine, mentre stiracchiandomi sulla terrazza inizio a concertare su quale spiaggia sia meglio frequentare oggi. Difficile mettere d'accordo quattro persone. C'è l'asociale che vorrebbe una caletta irraggiungibile tutta per se, il pigro bramoso di arrostire nell'affollata spiaggia davanti a casa mia, il glamour che ti butta lí il posto X in Costa Smeralda, dove un caffè costa come un rene e a conti fatti viste le facce non ci farebbero nemmeno avvicinare ed infine io, che onestamente non so mai che pesci prendere in questi casi... Il bello del sud rispetto alle latitudini continentali è che ti godi decisamente il viaggio, perchè per lunghi tratti si perdono le tracce di qualsiasi insediamento umano ed il paesaggio non si riduce ad un piatto susseguirsi di capannoni industriali.
Perció ti metti in macchina e vai, con idee alquanto vaghe su una destinazione che deciderai cammin facendo.
E cosí è stato pure oggi. Con l'idea iniziale di dirigersi verso Sud-Est, una successiva topica clamorosa su di un bivio (al grido di: tranquilli ragazzi, questa strada la conosco come le mie tasche!) e la final solution di far rotta in direzione ostinata e contraria.
Alla fine siamo arrivati a Managu, che è una di quelle calette che si raggiungono facilmente via mare e difficilmente via terra, con l'obbligo per chiunque abbia una macchina normale ad abbandonarla all'ingresso e rassegnarsi ad un lungo e sassosopellegrinaggio in direzione mare. Acqua splendida, gente zero e paesaggio praticamente sospeso in una dimensione spazio temporale sconosciuta ai piú: veramente superbo, insomma. Col plus, tutto personale, di aver potuto inserire le marce ridotte per arrivare a destinazione, mentre gli altri arrancavano.
Ho poggiato il telo, tolto infradito e maglietta e mi sono tuffato, facendo il morto con la faccia in giú per almeno quaranta secondi. Non che volessi essere soccorso o, peggio, covassi qualche aspirazione suicida, ma trovo particolarmente rigenerativo trattenere il fiato sufficientemente a lungo da godere ogni singolo respiro che seguirà al rilascio dell'aria. Volevo anche fare qualche immersione, con tanto di pinne, maschera e fucile da sub, ma trenta sono pur sempre trenta, cosí dopo un paiodi bracciate ho preferito dedicare i miei sforzi al completamento di un cruciverba crittografato. Al ritorno la contesa si è spostata sul dove andare a mangiare e lí, spinto dalla bramosia del mio pancino sono improvvisamente diventato decisionista. Cosí, con fare dittatoriale ho imposto il ristorante sulla spiaggia che da quasi trent'anni ha un rapporto del tutto particolare con la mia famiglia. Perchè tutte le grandi occasioni vacanziere erano suggellate da un passaggio in quel posto, che sapeva buono già dall'insegna, raffigurante una vela maestra opportunamente stilizzata.
Imperdibili gli spaghetti all'astice, il gattuccio cucinato con una ricetta tipica del posto ed il guazzetto di pescatrice. Lo chef ha il vezzo di presentare i piatti come fossero delle composizioni artistiche, che quasi quasi ti viene da tirar fuori il cellulare e scattare una foto prima di cominciare l'assalto. Il proprietario è una persona deliziosa, di quelle che ogni tre per due vengono a chiederti sorridenti come procede la cena. Tra una portata e l'altra inserisce sempre qualche degustazione omaggio ed a fine pasto non lesina mai un robusto sconto.
Ma è questo paesello di poche centinaia di anime a dare il via ogni anno al mio personalissimo viaggio tra la malinconia ed i ricordi. Perchè quí, da sempre, tutto è immancabilmente uguale a se stesso, quasi da farti pensare che da un momento all'altro chi se ne è andato dalla tua vita sia in procinto di ritornare.
Sarà per questo che stasera, dopo una bella passeggiata sulla spiaggia mi sono fermato a guardare il tramonto, con addosso la strana sensazione che tu fossi lí con me.

L'odore della macchia mediterranea si mischia meravigliosamente alla salsedine, mentre stiracchiandomi sulla terrazza inizio a concertare su quale spiaggia sia meglio frequentare oggi. Difficile mettere d'accordo quattro persone. C'è l'asociale che vorrebbe una caletta irraggiungibile tutta per se, il pigro bramoso di arrostire nell'affollata spiaggia davanti a casa mia, il glamour che ti butta lí il posto X in Costa Smeralda, dove un caffè costa come un rene e a conti fatti viste le facce non ci farebbero nemmeno avvicinare ed infine io, che onestamente non so mai che pesci prendere in questi casi... Il bello del sud rispetto alle latitudini continentali è che ti godi decisamente il viaggio, perchè per lunghi tratti si perdono le tracce di qualsiasi insediamento umano ed il paesaggio non si riduce ad un piatto susseguirsi di capannoni industriali.
Perció ti metti in macchina e vai, con idee alquanto vaghe su una destinazione che deciderai cammin facendo.
E cosí è stato pure oggi. Con l'idea iniziale di dirigersi verso Sud-Est, una successiva topica clamorosa su di un bivio (al grido di: tranquilli ragazzi, questa strada la conosco come le mie tasche!) e la final solution di far rotta in direzione ostinata e contraria.
Alla fine siamo arrivati a Managu, che è una di quelle calette che si raggiungono facilmente via mare e difficilmente via terra, con l'obbligo per chiunque abbia una macchina normale ad abbandonarla all'ingresso e rassegnarsi ad un lungo e sassosopellegrinaggio in direzione mare. Acqua splendida, gente zero e paesaggio praticamente sospeso in una dimensione spazio temporale sconosciuta ai piú: veramente superbo, insomma. Col plus, tutto personale, di aver potuto inserire le marce ridotte per arrivare a destinazione, mentre gli altri arrancavano.
Ho poggiato il telo, tolto infradito e maglietta e mi sono tuffato, facendo il morto con la faccia in giú per almeno quaranta secondi. Non che volessi essere soccorso o, peggio, covassi qualche aspirazione suicida, ma trovo particolarmente rigenerativo trattenere il fiato sufficientemente a lungo da godere ogni singolo respiro che seguirà al rilascio dell'aria. Volevo anche fare qualche immersione, con tanto di pinne, maschera e fucile da sub, ma trenta sono pur sempre trenta, cosí dopo un paiodi bracciate ho preferito dedicare i miei sforzi al completamento di un cruciverba crittografato. Al ritorno la contesa si è spostata sul dove andare a mangiare e lí, spinto dalla bramosia del mio pancino sono improvvisamente diventato decisionista. Cosí, con fare dittatoriale ho imposto il ristorante sulla spiaggia che da quasi trent'anni ha un rapporto del tutto particolare con la mia famiglia. Perchè tutte le grandi occasioni vacanziere erano suggellate da un passaggio in quel posto, che sapeva buono già dall'insegna, raffigurante una vela maestra opportunamente stilizzata.
Imperdibili gli spaghetti all'astice, il gattuccio cucinato con una ricetta tipica del posto ed il guazzetto di pescatrice. Lo chef ha il vezzo di presentare i piatti come fossero delle composizioni artistiche, che quasi quasi ti viene da tirar fuori il cellulare e scattare una foto prima di cominciare l'assalto. Il proprietario è una persona deliziosa, di quelle che ogni tre per due vengono a chiederti sorridenti come procede la cena. Tra una portata e l'altra inserisce sempre qualche degustazione omaggio ed a fine pasto non lesina mai un robusto sconto.
Ma è questo paesello di poche centinaia di anime a dare il via ogni anno al mio personalissimo viaggio tra la malinconia ed i ricordi. Perchè quí, da sempre, tutto è immancabilmente uguale a se stesso, quasi da farti pensare che da un momento all'altro chi se ne è andato dalla tua vita sia in procinto di ritornare.
Sarà per questo che stasera, dopo una bella passeggiata sulla spiaggia mi sono fermato a guardare il tramonto, con addosso la strana sensazione che tu fossi lí con me.
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